Quell’entusiasmo che dà fastidio
Oggi mi è capitato di parlare con un collega super entusiasta dell’AI. Di quello che riusciva a fare. Non ti lasciava parlare, non sapeva quasi niente di quello che facevi ma comunque ti doveva dare dei consigli su come usare l’AI come un pro.
L’ho lasciato parlare cercando di capire se anche io faccio così con gli altri.
L’entusiasmo stucca. Una persona entusiasta al lavoro io la guardo anche con sospetto. E certe volte pure io sono entusiasta, porca troia.
A lavoro devi essere incazzato, cupo, oberato.
Quando vedi uno entusiasta ti fai una domanda. Sospetti.
E poi un entusiasta dell’AI che ti dice che ha aumentato la sua produttività del 500% mi fa anche pensare che non controlla i risultati, che si fa andare tutto bene. E quindi come faccio io a fidarmi di quello che dici, di quello che hai fatto e di quello che mi consigli?
Mi verrebbe da chiedere: “Qual è stata quella volta in cui ti sei fidato dell’AI e hai fatto una figura di merda?” Se la risposta è “mai”, vuol dire che quel momento deve ancora arrivare.
Io una volta, dopo una chiusa di 4 ore con Claude, pensavo di aver trovato una soluzione che univa la meccanica quantistica e la teoria della relatività generale, così, de botto. L’ho postato su Reddit, mi hanno distrutto male, giustamente.
Una volta ho fatto analizzare e stimare interventi di sicurezza per un sito. È uscita una cifra folle. Una mole di giornate di lavoro assurda. E ce l’hanno approvate, perché erano ben argomentate. Ma ci abbiamo messo 1/4 del tempo. Semplicemente ci siamo fidati perché era plausibile, per noi e per loro. Poi, siccome non siamo merde secche, abbiamo fatto altre attività per compensare, ma il rischio è stato grosso, perché potevamo fare l’errore opposto e sarebbe stato più difficile venirsi incontro.
E mi dà l’idea che finché non ci sbatti la testa non capisci.