L'atto creativo di Rick Rubin non è poi così da fattoni

Dico la verità: anche se questo libro mi è piaciuto, mi ricordo solo una cosa, ed è la cosa che generalmente viene citata quando si parla di questo libro.
Viene spesso raccontata con una mezza risatina perché sembra una cosa mezza mistica da fattoni.

Il concetto è che, secondo Rubin, l’ispirazione viene tipo dall’universo e, se non la cogli, se ne va da qualcun altro.

Forse non l’ha detta proprio così, ma comunque spesso viene raccontata così, e a un primo ascolto effettivamente suona strambo.

Ora, c’ho pensato un po’, e non mi sembra affatto strambo. Nel senso: io la vedo come un momento, o un periodo, in cui la tua “configurazione”, ovvero i tuoi pensieri, la tua formazione, il tuo stato d’animo, le tue aspirazioni, la tua salute, il tuo benessere, ecc., fa scopa con l’ambiente in cui ti trovi.
A quel punto, per un certo periodo di tempo, questo incastro può portare a un’idea, a un’invenzione, alla realizzazione di un’opera d’arte, o magari a un’opera di merda.
Ma comunque questo incastro porta a qualcosa, che in alcuni casi avrà un riscontro anche nelle altre persone e in altri (forse la maggior parte) no.

Siccome sia noi sia l’ambiente in cui viviamo siamo mutevoli, è anche normale che questo incastro sia temporaneo e, a un certo punto, le nuove configurazioni non porteranno più a niente.
Non è che l’universo, siccome non gli abbiamo risposto, allora decide di andare da qualcun altro: semplicemente una combinazione simile si ripeterà da qualche altra parte, con qualche altra persona, che magari svilupperà quell’idea al posto tuo.