I due super poteri: l'ordine e la costanza
Seguo tante fonti per il self come-si-chiama, tutte quelle cose per migliorarsi. Alla fine credo che le cose più utili siano state due:
- l’ordine
- la costanza
Banali, forse.
L’importanza dell’ordine l’ho capita tardi. Mio padre ogni tanto mi rinfaccia una foto di 30 anni fa della mia camera bombardata.
Ricordo che per trovare una cosa dovevo andare per tentativi e alzarne dieci.
A volte non la trovavo. A volte rinunciavo proprio.
Un giorno, da ragazzetto, mi fomento e leggo un libro sulla produttività, dal titolo un po’ fastidioso (Produttività 300%, di Formisano). Ora, se non sbaglio, il primo argomento era proprio l’ordine.
Tutti gli altri argomenti sinceramente non li ricordo, ma lo spunto sull’ordine posso dire che mi ha cambiato la vita.
L’ho applicato a tutto, non in modo ossessivo (spero).
Per facilitarmi il lavoro ho scelto un approccio minimal in generale:
- arredamento essenziale e facile da spostare
- ho buttato o regalato un sacco di cose; se in cantina entrava una cosa, ne doveva uscire un’altra
- regolarmente controllo le foto su Google Photo e cancello doppioni o foto che non mi trasmettono niente
- nel PC ho un desktop con pochissime icone e spesso faccio pulizie generali per cancellare cose inutili
- curo la mail per ricevere solo newsletter che effettivamente riesco a leggere e mi cancello da tutto il resto
- seleziono newsletter, podcast e canali YouTube col contagocce; se mi iscrivo e dopo un mese ho ascoltato poco o niente, mi cancello
- mi metto le cose che devo valutare in evidenza (ad esempio tra i preferiti su Chrome o mi mando una email) e massimo in un giorno o due devo affrontare la questione, realizzarla, cancellarla o, se non è importante, catalogarla in liste di cose frivole da affrontare in seguito. Queste liste me le riguardo tipo un mese dopo e, se mi frega ancora qualcosa, le tengo; se non me ne frega più niente o non mi ricordo, le butto.
- “Inbox 0” nell’email. Se una cosa sta in posta in arrivo la devo gestire. Una volta un collega mi disse che aveva una coda di tipo 3000 email non lette. Boh, io mi sentirei male.
- quando parlo o chatto con qualcuno e mi prendo un impegno, me lo segno in modo che non posso non ricordarmelo. Se è una cosa che interessa più al mio interlocutore che a me, cerco sempre di lasciare un ultimo messaggio in cui è lui a dover far qualcosa; non per togliermi la rogna (un po’ sì), ma perché, se è veramente interessato, si farà vivo lui e io non mi devo ricordare niente.
Riguardo la costanza, praticamente il consiglio che ho sentito più spesso è di fare poco tutti i giorni invece che tanto una volta ogni morte di papa.
Anche cinque minuti al giorno: per imparare una nuova lingua, per suonare la chitarra, per tracciare quello che mangio, per imparare una tecnica o tecnologia nuova, leggere un libro… insomma, lo applico a tutto (tranne che all'esercizio fisico, mannaggia a me).
Cinque minuti al giorno sono 30 ore l’anno. Non è tantissimo, ma non è neanche poco. Considerando soprattutto che, se parti per fare una cosa per cinque minuti, poi magari la fai per dieci, o invece di farla una volta al giorno la fai più volte.
Qui uno dei temi chiave è descritto in modo eccezionale nel libro Atomic Habits: devi fare in modo che l’abitudine sia “facile”, te la devi apparecchiare bene, soprattutto per iniziare; poi stai un po’ attento in modalità mantenimento, e poi metti il pilota automatico.
Che cacchio c’entra con il Digital Tailor?
Penso che, per stare dietro a tante discipline e tante attività, serva un metodo semplice e forte.
Altrimenti diventa tutto un incubo.
Ultima cosa. La costanza la intendo anche come capacità di far percepire a colleghi e clienti che noi siamo là, che siamo affidabili, che siamo orologi.
Quando ho a che fare con persone che puntualmente fanno quello che dicono, con costanza appunto, io mi sento bene.