Quando ti accorgi che il tuo progetto sta andando a fuoco

13 aprile 2026

L’altro giorno ho fatto una cazzata di cui mi vergogno e che mi ha fatto riflettere.
Come al solito non è un’esperienza digitale, ma molto analogica, poi la colleghiamo al digitale, giuro.
Anzi, inizia già a pensarla come fosse il classico progetto che va a puttane.

Allora, stavo raccogliendo le potature degli ulivi per poi dargli fuoco “in sicurezza”.
Peccato che fosse la seconda volta che lo facevo, non la trentesima.
Per farla breve, vedo dove tira il vento, organizzo la disposizione delle potature e accendo il fuoco.

Situazione:

  • mucchi di potature molto grandi e distanti tra loro
  • direzione del vento "calcolata", ma ovviamente non controllabile
  • scarsissima analisi del contesto ambientale. Siccome avevo fatto la stessa cosa una settimana e due settimane prima, ho dato per scontato che non fosse cambiato molto: l’ho già fatto ben due volte e non è successo niente

Che ve lo dico a fare: momenti do fuoco a tutto.

  • ho acceso più fuochi contemporaneamente
  • il vento è cambiato all’improvviso
  • non avevo visto che il terreno circostante era pieno di uno strato secco nascosto sotto l’erba verde
  • le due precedenti esperienze erano state fatte dopo un periodo di intense piogge che avevano reso verde il terreno e inumidito le parti secche. Poi è seguita una settimana di intenso caldo che ha asciugato tutto
  • eccesso di confidenza: ormai mi sentivo Tom Hanks in Cast Away che si tronfia del fuoco

Il dramma

Non mi accorgo che le fiamme iniziano ad allargarsi. Se ne accorge mio padre, che subito mi chiama e inizia a cercare di arginare le fiamme con una pala.

Cerco di fare lo stesso, ma da subito vedo che la situazione sta degenerando troppo in fretta: il vento allarga velocemente l’area che brucia su tre lati.

Quando pensavamo di aver spento almeno un pezzetto, ci accorgevamo che dopo un minuto le fiamme riprendevano vigore.
Ho avuto una sensazione di impotenza che difficilmente scorderò.

Proviamo a riempire secchi d’acqua, ma sono pesantissimi e il rubinetto è lontano. Facciamo una fatica incredibile.
Si respira male: gola secca, fumo in faccia, fiato corto.

Penso a mio padre, che comunque è anziano, e porca miseria l’ho messo in mezzo a questo casino.
Penso al terreno dei vicini minacciato da una mia cazzata.
Penso alla mia baracchetta di legno, costruita con tanti sacrifici, che potrebbe andare in fumo dopo neanche una settimana dalla fine dei lavori.
Penso che, se la situazione non migliora, tocca chiamare i vigili del fuoco e chissà se non mi becco pure una denuncia.

Poi cerco di quagliare.

  • spero in una botta di culo, un cambio di vento, un intervento divino, qualcosa. Tanto peggio di così non poteva andare
  • penso che in qualche modo questo momento terrificante non durerà per sempre
  • inizio a spegnere per bene piccole porzioni, a partire da quelle che confinavano con i vicini. Una parte, una volta spenta, per nessun motivo doveva riaccendersi
  • bevo per non schiattare e porto l’acqua a mio padre

Il miracolo

Piano piano, quasi all’improvviso, ci rendiamo conto che sì, manca ancora tanto, ma non era più impossibile.
Il perimetro si restringe a vista d’occhio.
A un certo punto rimane solo un piccolo pezzetto e ci prendiamo anche il lusso di far bruciare delle sterpaglie che ci davano fastidio, prima di buttarci sopra gli ultimi due secchi d’acqua.
Ci buttiamo seduti, con il fumo in gola, lo sguardo fisso nel vuoto, consapevoli che stavolta è andata bene e che abbiamo imparato una grande lezione.
Poi ho fatto quattro volte il giro dell’area bruciata per essere sicuro che non ci fossero fiammelle nascoste, e ne ho trovate un paio.

Cosa ho imparato

  • il fatto che le volte precedenti sia andato sempre bene non vuol dire niente
  • ci sono cose che non possiamo controllare e dobbiamo tenerne conto
  • meglio non prendersi troppi rischi contemporaneamente: gli effetti non si sommano, si moltiplicano
  • quando c’è tanto da fare e il casino aumenta in continuazione, è meglio iniziare intanto a fare le cose fatte bene. Un problema va risolto e non ci devo più tornare, e non devo creare nuovi problemi. Piano piano, anche se sembrano troppi, il numero di problemi diminuirà e la motivazione aumenterà, fino a risolverli tutti
  • se sto facendo tutto nel modo giusto, una botta di culo mi darà una grande mano. Se faccio le cose nel modo sbagliato, una botta di culo sarà comunque sprecata
  • una volta risolta l’emergenza, bisogna mettere in sicurezza
  • curarsi di se stessi anche nell’emergenza. Senza il fisico non andiamo da nessuna parte
  • imparare dall’esperienza è il più grande dono che abbiamo, soprattutto se ci siamo cagati sotto senza fare danni